Progetto Alea – Prevenzione del Gioco d’Azzardo Patologico

In questo volume si intende descrivere ciò che ha caratterizzato il progetto Alea 2012 – Prevenzione del gioco d’azzardo patologico, progetto finalizzato alla sensibilizzazione e prevenzione al gioco d’azzardo patologico che ha coinvolto attivamente studenti e insegnanti di dieci istituti superiori della Regione Lazio. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Lazio,  Assessorato alle Politiche Sociali e Sport, attraverso i contributi previsti dalla DGR n. 202/2011 per l’istituzione di interventi sperimentali destinati a soggetti in condizione di fragilità sociale.

Quando la Regione Lazio presentò un bando che finanziava progetti in favore delle cosiddette fragilità sociali, la Cooperativa Sociale Parsec propose un’attività di informazione e prevenzione del gioco d’azzardo patologico rivolta agli adolescenti. Lavorando ormai da quasi vent’anni con questa fascia d’età, conosciamo quanto essa rappresenti una fase magmatica di cambiamento e di ricerca di nuovi equilibri; inoltre, come evidenzia la letteratura, intoppi e difficoltà nello sviluppo infantile si ripresentano in questa fase manifestandosi in maniera più accentuata. Nell’adolescenza quindi, in quanto fase di passaggio e di costruzione di una identità nuova, si fanno i conti con il lutto dell’infanzia ormai passata e con il timore di accedere ad un mondo adulto con il quale ancora non si ha dimestichezza. Sulla scorta di quanto accennato, da sempre consideriamo i giovani individui appartenenti a questa fascia d’età come delle persone che possono presentare forme e aspetti di fragilità sociale, non ultimo per la maggiore vulnerabilità alle stimolazioni e la loro propensione alla ricerca del nuovo e del superamento del limite. Inoltre gli adolescenti, insieme agli anziani, sono le due categorie di cittadini maggiormente legate al luogo di residenza, ovvero quei quartieri costellati, quasi metro per metro, da istallazioni deputate al gioco d’azzardo, dalla grande istallazione dal nome evocativo (Las Vegas, Dubai) al piccolo bar con tre slot machine. Mentre gli adulti, almeno coloro che lavorano, sfuggono alla pervasività dell’offerta dell’industria del gioco almeno per alcune ore al giorno, i più giovani vivono ed abitano quasi esclusivamente il quartiere, in modo particolare se tale realtà territoriale è una realtà periferica. Molte delle periferie, molte strade del commercio e del passeggio, in questi anni hanno modificato profondamente la loro offerta di intrattenimento, in alcuni casi hanno modificato addirittura la loro sky line: edifici dalle architetture improbabili – autentiche fortezze senza vetrine e senza finestre – hanno sostituito forme collettive di intrattenimento (cinema, bar, ecc.) e troppo spesso rappresentano le uniche offerte do loisir di interi quartieri.

Oggi, sfogliando la “Relazione annuale al parlamento sull’uso delle sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze in Italia” relativa al 2013 e primo semestre del 2014, possiamo leggere che all’interno della popolazione scolastica – 15-19 anni – si identifica una quota di giocatori sociali pari al 6.0%, del 4.3% di giocatori problematici e 3.8% di giocatori patologici. Il “gioco d’azzardo di massa” ha dunque raggiunto anche i più giovani.

Per noi non si tratta di una novità: negli ultimi anni, sempre per conto della Regione Lazio, abbiamo realizzato le due edizioni di DIPENDE DA TE, campagna di sensibilizzazione sui possibili rischi legati al gioco d’azzardo ed al consumo di alcol e psicofarmaci. Abbiamo avuto quindi la possibilità di confrontarci con un fenomeno decisamente complesso sia nelle sue declinazioni che rappresentazioni. Le riflessioni maturate attraverso il lavoro di contatto e di sensibilizzazione, raccolte nel volume “ Giochi Gocce Goccetti”, ci hanno guidato nella progettazione dell’attività presentata in questo volume che, ricordiamo, non voleva essere rivolta esclusivamente ai ragazzi, ma quali destinatari indiretti intendeva raggiungere attivamente le famiglie e i docenti, gli adulti di riferimento, avviando un processo circolare che virtuosamente alimentasse l’attenzione e un atteggiamento critico non solo nei confronti del gioco d’azzardo ma anche riguardo le sue rappresentazioni a livelli transgenerazionale. Come le due campagne citate in precedenza, anche questo progetto ha avuto come territorio di intervento tutte le province del Lazio. Questo ha significato operare una efficace distinzione tra le varie realtà sulle quali siamo andati ad intervenire, modulando l’intervento per massimizzarne l’impatto. Fuori da ogni luogo comune, è di tutta evidenza che un istituto del centro di Roma presenta delle caratteristiche decisamente diverse da quello di una comunità montana e se non si coglie la differenza di contesto, ambiente, cultura, il senso di valori condivisi, si rischia di non raggiungere l’obiettivo.

È stato a questo punto naturale proporre un’azione che, in linea con le nostre esperienze di prevenzione alle dipendenze, nel prendere come oggetto di intervento il fenomeno del gioco d’azzardo si muovesse in una duplice direzione: da un lato indagando in che misura tale attività fa parte della vita quotidiana e dell’immaginario dei giovani – se ne sono attratti, come se lo rappresentano, se incide sulle loro antropologia, ecc. – e dall’altro attivando delle azioni di conoscenza ed empowerment, sia nei loro confronti che degli adulti di riferimento.

Progetto Alea – Prevenzione del Gioco d’Azzardo Patologico

A cura di: Mauro Carta

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