Test

Percorso di autovalutazione

Strumenti per misurare il proprio grado di coinvolgimento con i comportamenti di gioco d’azzardo.

Nella frequentazione di molte attività o comportamenti “gratificanti” esiste un limite, una soglia, a partire dalla quale si realizza un ribaltamento dal piacere al dispiacere. Certi cibi, che in una quantità contenuta sono una raffinata esperienza gastronomica, in dosi più elevate diventano stomachevoli. Oppure, nel tempo, ciò che prima generava un’esperienza gradevole e stimolante, diventa gradualmente piatto, insignificante (spingendoci così ad aumentarne le dosi per ritrovare il piacere originario).

Il gioco d’azzardo non fa eccezione. Le stimolazioni emozionali generate dalle vincite (ma anche dalle perdite) – che per come sono “organizzate” dai sistemi di gioco tendono a provocare forme di condizionamento – ove praticate con una frequenza e/o un’intensità eccessiva, influenzano negativamente (desensibilizzandoci) la nostra capacità di provare piacere, soddisfazione.

In “natura”, nella nostra comune esistenza, godiamo di piaceri distribuiti nella quotidianità, che derivano da esperienze diverse (cibo, sesso, movimento fisico, piaceri estetici visivi/uditivi /…, esercizio intellettuale, …) e che non sono costanti, “a comando”, sempre disponibili. Ciò consente il mantenimento di “buoni rapporti” con il piacere: nella ricerca dello stesso si incontrano ostacoli (il cibo raffinato non è sempre sottomano, il partner desiderato non è costantemente disponibile) e si devono affrontare e risolvere dei problemi (in questi casi il piacere intellettuale del problem-solving si somma ai piaceri generati dalla soluzione stessa: chi realizza un’invenzione utile gode soddisfazione in sé, ed anche i frutti che ne conseguono).

Se invece il piacere è cercato in forme “artificiali”, organizzate per concentrarlo e renderlo immediatamente disponibile, come avviene con alcool, sostanze psicoattive, sesso / pornografia, gioco d’azzardo, il rapporto fra piacere e sforzo per conseguirlo tende in alcuni casi a disregolarsi ed a produrre assuefazione, compulsione, dipendenza.

Capire quando da un piacere ci si sta incamminando verso un dispiacere può essere fondamentale per consentirci di interrompere comportamenti che via via diventano sempre meno soddisfacenti ed anzi, si trasformano dapprima in un disagio ed in seguito in vere e proprie patologie.

Qui di seguito ti proponiamo di rispondere ad alcune semplici domande per aiutarti a comprendere se il tuo rapporto con il gioco d’azzardo stia diventando (o sia già diventato) problematico oppure francamente patologico.

Questionario Lie/Bet

(Johnson et al., 1997)

Giocando, hai mai provato il bisogno di puntare una quantità di denaro sempre maggiore?

Ti è mai capitato di mentire sulla portata del tuo gioco di fronte a persone che per te sono o erano importanti?